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    PAOLO ARES MORELLI Mi chiamo Paolo Ares Morelli, ho 35 anni, sono un idealista, un inguaribile ottimista, credo nella solidarietà e nel rispetto del prossimo. Noi siamo parte della società e per migliorare la società dobbiamo cercare di migliorare noi...

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Clientelismo e meritocrazia

15/11/08 14:20

Clientelismo e meritocrazia sono incompatibili. Il clientelismo è il cancro italiano, un cancro che è cresciuto sempre di più ed ha reso il nostro paese moribondo. Il clientelismo consiste nel favorire i propri familiari o i propri conoscenti nell'ottenimento di un lavoro, di un vantaggio economico o di un vantaggio di qualsiasi natura. In un sistema clientelare le persone non si impegnano, perché dovrebbero? Sanno che non servirà il loro impegno a migliorare la loro situazione; sanno che non importa essere i più bravi, i più preparati, perché serve soltanto conoscere la persona giusta. E' un sistema che porta al lassismo, che fa calare la produttività, che fa calare il livello di istruzione del paese. Servono delle riforme, alcuni interventi sarebbero anche semplici e limiterebbero il fenomeno. Ad esempio una legge che vieti di ottenere un posto di lavoro in un'amministrazione in cui lavora un nostro parente prossimo (certo si potrebbero sempre favorire gli amici, ma non sarebbe la stessa cosa) o l'introduzione di sanzioni penali più dure per chi altera i risultati di un concorso pubblico. La nostra mentalità è sbagliata ma la politica però non da il giusto esempio, dovrebbe porsi come guida anche morale del paese, invece i politici sono i primi a dare il cattivo esempio, in questo modo tutto diventa lecito per ottenere un vantaggio e il paese lentamente muore.

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Recessione?

14/11/08 10:35

Nel grafico è riportato l'andamento del Pil italiano negli ultimi anni. Oggi è stata riportata la notizia dell'abbassamento dello 0,9% del Pil nell'ultimo trimestre. Siamo in recessione tecnica. Osservando i dati dei paesi europei si osserva che non è soltanto la Cina ad aver avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, ma anche i paesi dell'est europeo (nessuno lo dice, chissà perché). Quindi se le cose continuano così è probabile che tra qualche anno saremo costretti ad emigrare in Albania, non dico a lavare i vetri ai semafori, ma ad accontentarci dei lavori disponibili, magari andremo in Romania a badare ad anziane donne rumene. Chi lo sa?

Voglio comunque pubblicare le parole di Kennedy in merito al valore da attribuire al Pil:

« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »

 

(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

 

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La politica costa sempre di più

13/11/08 10:29

Molto interessante l'articolo di Rizzo e Stella apparso oggi sul Corriere riguardo ai costi della politica. I dati sono molto interessanti: invece di esserci una diminuzione, c'è stato un aumento piuttosto sensibile della spesa politica. Prima delle elezioni erano tutti indignati, tutti affermavano di voler ridimensionare gli sprechi. Dopo le elezioni i tagli ci sono stati, ma hanno riguardato altri settori dell'amministrazione: l'istruzione, la sanità, la giustizia. La P.A. non assume più personale, i servizi ai cittadini vengono diminuiti, si fa la morale ai presunti "fannulloni" che lavorano negli enti pubblici e intanto i dirigenti vanno in pensione a poco più di quaranta anni, con pochi anni di contributi, si elargiscono somme principesche a consiglieri, ad assessori, a parlamentari, ad ex parlamentari e tutto questo mentre la maggior parte delle famiglie fa fatica ad arrivare alla fine del mese o ha lavori precari. Chiediamo che vengano immediatamente dimmezzate le paghe principesche dei parlamentari, che vengano allineate alla media europea (in proporzione al tenore di vita del paese). Protestiamo per questo, facciamo sentire la nostra voce. Chi governa deve capire che i cittadini sono stanchi, non vogliono subire più. Nel periodo di crisi prima si taglia ai ricchi e poi ai poveri, in Italia da molto tempo avviene l'inverso.

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Trasformazione del giornalismo

12/11/08 10:21

Il concetto di giornalismo si sta per trasformare completamente. Oggi esistono testate giornalistiche che sono legittimate a trasmettere le informazioni ufficiali. Per la maggior parte della popolazione ciò che accade è quello che viene raccontato da queste testate ufficiali. Ma raccontano la verità? Raccontare la verità non è possibile in senso assoluto, quando si racconta inevitabilmente si interpreta e si modifica ciò che si racconta, ma il punto non è questo, il punto è che le testate giornalistiche non sempre hanno interesse a raccontare la verità. Quando si finanziavano attraverso la vendita dei quotidiani il loro interesse alla trasmissione di notizie attendibili era mitigato dall'interesse a trasmettere un'informazione che colpisse l'immaginario del pubblico e che inducesse la gente ad acquistare il quotidiano. Adesso che si finanziano principalmente attraverso la pubblicità, l'interesse contrastante con l'obbiettività è quello di non danneggiare i propri sponsor (che sono nella maggior parte dei casi grandi gruppi industriali). Senza considerare che le stesse testate giornalistiche appartengono a grandi gruppi industriali che hanno interessi spesso diversi rispetto alla trasmissione della verità. Queste considerazioni valgono per tutto il mondo. In Italia poi c'è una situazione del tutto peculiare, poiché per diventare giornalisti occorre l'iscrizione ad un albo (non esiste in nessun altro paese mondiale), da un lato ciò contrasta con l'art. 21 della Costituzione, da un altro lato permette all'albo di controllare l'operato dei suoi iscritti. Tra le altre cose non occorre alcun titolo di studio particolare, il che potrebbe essere una nota di merito se non esistesse l'albo (tutti potrebbero trasmettere informazione senza discriminazione), in questo modo non lo è;  anche perché alcune competenze non si acquistano con l'esperienza. Come si fa a commentare un provvedimento legislativo senza una buona base di conoscenze giuridiche? Come si fa a commentare una manovra economica senza una buona base di conoscenze economiche? Questa situazione paradossale sta per cambiare, poiché la rete offre a tutti i mezzi per comunicare con tutti. Tra qualche anno saranno gli stessi cittadini ad informare gli altri cittadini e per quanto possano mancare della professionalità necessaria, le informazioni saranno più veritiere soprattutto per il fatto di provenire da una pluralità di fonti.

Ieri a Matrix mi ha colpito una dichiarazione di Facci, che ha detto che oggi molti si nascondono dietro la satira per fare politica (come Grillo o la Guzzanti). Non so se la sua fosse malafede o ignoranza, ma tra le scriminanti della diffamazione oltre al diritto di satira, esiste il diritto di critica e il diritto di cronaca. Quindi dal punto di vista strettamente giuridico non c'è alcun bisogno di nascondersi dietro alla satira, con buona pace di Facci e di tutti i giornalsti che difendono a spada tratta il sistema.

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La vendetta di Omaba

11/11/08 10:24

Quali battute potrebbe fare Obama a proposito del nostro Presidente del Consiglio per vendicarsi? Pensiamoci: potrebbe dire che le nano-tecnologie sono le tecnologie usate da Berlusconi, per esempio; che un vino non è buono quando sa di Berlusconi (…di tappo…); che il nostro Premiére sta cercando in tutti i modi di diventare Re soltanto per potersi far chiamare “sua altezza”; che nella botte piccola c’è il vino buono ma Berlusconi è l’eccezione che conferma la regola; che per essere riconosciuto solo dal nome dovrebbe cambiarlo in Silviolo; che se ad Obama togli, il fascino, l’onestà, i valori,  l’abbronzatura, l’altezza, i capelli cosa rimane? Beh, Berlusconi! Tanto il nostro Presidente non se la prenderebbe di sicuro, si sa, soltanto gli imbecilli se la prendono! (e dopo non la restituiscono più J 

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Specchietti per le allodole

10/11/08 22:34


Capita che le crisi economiche vengano utilizzate come specchietti per le allodole. Per convincere la manovalanza, gli operai, i piccoli impiegati che non possono pretendere niente di più, perché in un periodo di crisi tutti devono accontentarsi. In realtà ad accontentarsi sono sempre gli stessi, i più poveri. Dopo l'attentato del 2001 ci avevano detto che iniziava un periodo di crisi (l'Italia è cresciuta meno di altri paesi), tale periodo di crisi ha portato ad un aumento vertigionoso della precarietà del lavoro, in tutti i paesi, ma in Italia in modo particolare. In realtà guardando i dati relativi al reddito mondiale di quegli anni ci si rende conto che non vi è stata alcuna crisi. Il pil mondiale ha continuato ad aumentare. E' cambiata la distribuzione del reddito, alcuni si sono arricchiti a dismisura, altri si sono leggermente impoveriti. I più poveri ormai lavorano come schiavi per arricchire poche persone, non ne sono consapevoli, il sistema dice loro che c'è la crisi, che bisogna accontentarsi, che la precarietà serve ad aumentare l'occupazione, e loro ci credono nonostante che l'evidenza sia sotto i loro occhi. Licenziare in periodi di crisi è un suicidio, significa togliere la possibilità di consumare a moltissime persone, i consumi diminuiscono, le aziende fatturano ancora meno, licenziano ancora di più e i consumi continuano a diminuire. E' un circolo vizioso inarrestabile. Devono cambiare le regole, qualcuno dovrebbe iniziare a rinunciare ai propri egoismi. La gente sta iniziando a capire...

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Prigionieri delle parole

10/11/08 22:31

Scriverò, scriveremo, fino a quando il mondo non sarà cambiato, fino a quando le mie, le nostre parole, non saranno così solide ed affilate da tagliare le nostre catene. Il potere delle parole è immenso, perché con esse si construiscono universi, si costruiscono realtà, si trasmettono immagini che diventano reali per chi le crede tali. Quando si racconta la realtà, in parte la si costruisce, non è possibile fare altrimenti. Ma fino ad ora sono stati pochi a costruire la realtà di molti. Ci hanno raccontato di vivere in un mondo fatto di uomini liberi, mentre la maggior parte degli uomini è schiava della peggiore schiavitù possibile, quella inconsapevole. Perché è molto più difficile spezzare catene che non si possono vedere. Se la libertà consiste nella possibilità di scegliere, riflettiamo su quante scelte offre davvero il mondo che viene raccontato alla maggior parte degli uomini: scelgono la loro attività principale, il loro lavoro? Scelgono se lavorare? Scelgono se possedere o meno dei beni? Scelgono davvero quali beni possedere, quali acquisti fare al supermercato? Le scelte effettive sono relegate ad elementi marginali della vita, se collezionare o meno francobolli, se andare in una pizzeria o in un'altra (sempre chs si sia in grado di andare in pizzeria). A volte la possibilità di scelta non esiste proprio, a volte è pilotata in un certa direzione. Ma chi è che la pilota? L'unica libertà possibile è data dalla consapevolezza. La consapevolezza nasce dalla riflessione, dall'informazione, dallo scambio di idee e punti di vista. Per questo è necessario continuare a scrivere, continuare  a pensare, a comunicare, per essere liberi, per non rimanere prigionieri delle parole dette da alcuni.

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Reddito mondiale, dati a confronto

02/11/08 11:32

Il reddito tra i principali paesi, confronto dei dati

 

Per misurare l'andamento dell'economia di un paese prendiamo in considerazione la crescita che questo paese ha avuto rispetto all'anno precedente. Non tanto il reddito in assoluto, quanto la crescita. Il reddito in assoluto non è indifferente ovviamente, va tenuto in considerazione. Se un nostro conoscente guadagnava cento euro al mese e l'anno successivo arriva a duecento certamente avrà avuto una crescita molto forte, ma è rimasto povero. Così come se un'altra persona guadagnava 10000 euro al mese e ha mantenuto lo stesso reddito, la sua crescita sarà pure zero ma la persona è rimasta ricca. Negli ultimi dieci anni abbiamo l'impressione di vivere in un periodo ininterrotto di crisi mondiale. Ma è così? Guardiamo un po' i dati. Riporto le statistiche pubblicate dall'ultimo World Economic Outlook.

Nel 2008 il Pil mondiale era previsto in 56.777 miliardi di dollari a prezzi correnti e la popolazione in 6.658 milioni, rispetto a 6.028 milioni e 35.960 miliardi nel 2000 l'incremento risulta del 3,4% annuo. Questo significa che negli ultimi otto anni la crescita del reddito mondiale è stata piuttosto importante.

Con 14.596 miliardi gli Stati Uniti rappresentano il 25,7% del Pil mondiale; valore analogo denuncia la Ue a 27 (14.070 miliardi), ma in un contesto assai disomogeneo e con 497 milioni di abitanti, contro i 306 milioni degli Usa. Sommando il reddito degli Stati Uniti e dell'Ue si raggiunge la metà del reddito mondiale, tuttavia le due popolazioni sommate insieme rappresentano meno di un ottavo della popolazione mondiale.

Usando il Pil come indicatore della dimensione dei mercati si può confrontare lo sviluppo dell'Asia, esclusi Giappone e Cina (che vanno analizzati a parte) e i 28 Paesi ex-comunisti, compresa la Russia. Il loro Pil, che nel 2000 rappresentava un mercato di 2.581 miliardi di dollari, è ora stimato in 5.021, (+ 61% l'aumento reale). Passando da 2.723 miliardi a 5.068 i 16 Paesi asiatici mostrano invece un aumento del 54% . Pensando ai paesi ex comunisti ci vengono in mente orde di immigrati, a quanto pare dovremmo pensare anche a paesi che nascondono la crescita economica più importante dopo la Cina. 

 

Analizzando il  Pil procapite, il reddito per medio per abitante, scopriamo che varia tra un massimo di 51.472 dollari per la Norvegia e un minimo di 236 $ per la Repubblica democratica del Congo. In totale, 50 Paesi hanno un Pil procapite superiore a 10.000 $, 45 oltre i 2.000 e 55 al di sotto. Il gruppo più ricco comprende 1.367 milioni di abitanti, quello intermedio (che include la Cina) 3.180 $ procapite e 2.653 milioni, quello più povero, con l'India (1.411 $), 2.629 milioni. L'Italia figura al 20° posto con 26.476 dollari, a mezza via tra Gran Bretagna (32.293 $) e Spagna (21.069 $).

Per ciò che concerne il Pil pro capite occorre dire che non si tratta di un indicatore assoluto. Il potere d'acquisto di un certo reddito varia da paese a paese, per misurare la ricchezza di uno Stato bisognerebbe tener conto del potere d'acquisto e non soltanto del dato numerico. Inoltre, un indicatore più efficace del reddito procapite dovrebbe tener conto della distribuzione della ricchezza, l'Italia da questo dato numerico non appare messa male, 26476 per abitante non sarebbero pochi. Il punto è le persone che hanno un reddito pari 26000 dollari in Italia sono considerate fortunate, ciò significa che poche persone guadagnano immensamente di più e moltissime persone hanno un reddito inferiore a quello medio. 

 

 

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Rette delle Università statunitensi

01/11/08 14:34

Cosa accadrà se le Università verranno privatizzate? La risposta più semplice a cui viene da pensare è che aumenteranno le rette per l'iscrizione. Ma quanto? Beh, la Forbes ha fatto una classifica delle Università più care del mondo, si trovano quasi tutte negli USA e le rette sono le seguenti:

- € 39.000. George Washington University, Washington D.C.
- € 38.000.
Kenyon College Gambier, Ohio
- € 26.300.
Bucknell University, Pennsylvania
- € 26.200.
Vassar College, New York
- € 26.200.
Sarah Lawrence College, NY

In Canada il primato lo vince la Quest University di Vancouver: € 16.500; nell'Europa continentale, l'American University di Parigi: € 23.784; nel Regno Unito, l'Università di Buckingham: € 10.400; in Asia, l'Aoyama Gakuin University di Tokyo, con rette a partiere da € 8.000; in Australia, la Bond University a Queensland: € 22.145; in America latina, l'Instituto Tecnológico y de Estudios Superiores di Monterrey, in Mexico: € 7.700.

Le cifre in Italia sono più contenute, all’università Bocconi di Milano, ad esempio, la retta per l'anno accademico 2007/08 varia da 4000 a 9000 euro, mentre alla Luiss Guido Carli, l’università della Confindustria, iscriversi costa 6600 euro. 

Per certi versi ci capita spesso di guardare al sistema americano come modello a cui ispirarci, certamente, però, le famiglie americane iniziano a risparmiare i soldi per l'Università del figlio quando questi ha pochi mesi di vita. Ma cosa accadrebbe se il nostro sistema fosse privatizzato di colpo? Quanti soldi hanno messo da parte le famiglie italiane per mandare i loro figli all'Università fino ad oggi? Per quanto riguarda gli incentivi per le famiglie più povere, c'è da dire che purtroppo le borse di studio non sempre sono uno strumento efficace per premiare la meritocrazia. Ci sono studenti liceali mediocri che diventano brillanti all'Università...ne conosco personalmente più di uno.

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La Guzzanti imita Berlusconi ad Annozero (video)

01/11/08 10:04

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Guerra al crimine

31/10/08 11:45

Finalmente il Governo annuncia l'inizio della guerra al crimine. Dopo aver puntato in campagna elettorale sulla sicurezza, è giunto il momento di arrestare i delinquenti che più di ogni altro minano la sicurezza dei cittadini: i graffittari! Non possiamo permettere che questi pericolosi criminali girino a piede libero. Pensiamoci, cosa accadrebbe se i muri delle nostre città lasciassero il loro consueto colore grigio topo e fossero invece colorati, rappresentassero quadri e opere d'arte? E' inutile dirlo, l'inizio della fine. Per questo Maroni ha dichiarato che i graffittari verranno arrestati, e se l'immagine che stanno dipingendo risultasse troppo poetica, sarà pure prevista un'aggravante. Il pugno duro è quello che ci vuole.

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Preti gay

30/10/08 20:50

Non capisco la puntualizzazione del Vaticano, che ha ribadito che i gay non possono diventare preti. Non la capisco perché i preti cattolici teoricamente rinunciano al sesso in tutte le sue forme. Quindi, dal momento in cui una persona diventa prete, non dovrebbe più avere rilevanza se in precedenza era gay oppure etero. Anche se devo far notare che una persona che rinuncia alla propria sessualità per tutta la vita si fa necessariamente una violenza. La sessualità, infatti, dipende da un istinto e non da una scelta. Dal punto di vista strettamente etico non riesco a comprendere l'avversione della nostra religione nei confronti del sesso. Il sesso ha come scopo primario la procreazione e quindi schierandosi a favore della famiglia e della procreazione ci si dovrebbe schierare a favore del sesso. Per fare più bambini bisogna necessariamente fare più sesso. Del resto permettere ai sacerdoti di sposarsi (e di fare sesso, in modo legittimo) significherebbe aumentare di molto il tasso di natalità. Quella del prete, infatti, è una delle poche professioni rimaste che prevede contratti a tempo indeterminato, e quindi che consentirebbe a chi la esercita di permettersi di mettere al mondo dei figli.

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Il Governo ha creato coesione

30/10/08 16:17

Un merito che bisogna riconoscere al Governo è quello di aver creato coesione. Sono riusciti ad unire i giovani di destra e i giovani di sinistra e a farli manifestare insieme. E' la prima volta che vedo succedere una cosa del genere. Questo significa che il buon senso non conosce bandiere, dovremmo smetterla di nasconderci dietro ideologie astratte ed iniziare a valutare ciò che viene fatto nella pratica e i motivi per il quale vengono fatte determinate scelte. Le nuove generazioni stanno pagando ormai da qualche anno gli errori delle vecchie generazioni. Gli errori del passato stanno ricadendo sul presente, ma chi in passato ha sbagliato non ha mai pagato. Nessuno degli innumerevoli privilegi italici è stato abolito. Prima delle elezioni si dichiarava di voler ridurre il numero dei parlamentari o i loro stipendi, dopo le elezioni si riduce il numero degli insegnanti e i fondi alla scuola. Prima delle elezioni si parlava di voler aumentare la sicurezza nelle strade, dopo le elezioni si riducono i fondi alla giustizia e si bloccano i processi per un anno. Nessuno è più responsabile delle cose che dice e delle cose che fa.  Le manifestazioni di questi giorni non sono manifestazioni soltanto contro la riforma Gelmini, sono manifestazioni contro un disagio diffuso tra i giovani, giovani che cominciano a capire che qualcuno gli sta sottraendo il futuro...

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L'Italia è una paranza

28/10/08 12:34

La crisi continua, ci siamo abituati dopo poche settimane, non è più la notizia più importante del Corriere, è già in secondo piano. Da qualche tempo le borse mondiali non crollano più, in realtà stanno scavando. Dobbiamo essere ottimisti, continuando così vedranno la luce sbucando dall'altra parte. In primo piano c'è la Gelmini che dice che la riforma che farebbe Obama (il candidato preferito dalla sinistra) è uguale alla sua. Anche se in realtà, la ministra, non ha previsto nessuna riforma ma solo una potatura, qualche taglio qua e là. La Gelimini dice che gli scontenti sono pochi, qualche milione forse, ma non di più. Tra le notizie c'è un Berlusconi che si arrabbia per la manifestazione del 25 ottobre, sostenendo che la più grande manifestazione democratica c'è stata alle ultime elezioni dove gli italiani lo hanno scelto (anche se lui deve aver capito di essere stato incoronato imperatore). Ha già dimenticato di aver organizzato una manifestazione analoga durante il Governo Prodi? Dopo di che consiglia a Veltroni di prepararsi alla prossima campagna elettorale invece di manifestare. E se lui si occupasse di rendere meno disastrosi gli effetti della crisi e meno poveri gli italiani invece di fare polemica sulle cifre di una manifestazione in piazza? In realtà, fino a questo momento qualcosa ha fatto: si è occupato di bloccare i processi a suo carico.  Sono interessanti anche le dichiarazioni nei confronti di Di Pietro, che viene definito uomo malvagio, già malvagio perché ha indagato nello scandalo mani pulite. E adesso la corruzione in Italia a che livello sta? Purtroppo l'impressione è che l'analisi politica più dettagliata e precisa l'avesse fatta Silvestri quando cantava: "l'Italia è una paranza".

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Economie di rete

28/10/08 09:51

Non tutti sanno cosa siano le economie di rete. Per comprendere il concetto occorre averne ben chiaro un altro: quello di economie di scala. Un'economia di scala è il vantaggio economico che si realizza nel produrre una grande quantità di beni piuttosto che una piccola quantità. Tutti sanno che una grande industria che produce tanti prodotti può ottenere dei costi unitari inferiori ad una piccola azienda che produce il medesimo bene. Ciò è possibile proprio grazie al concetto di economia di scala. Producendo un'elevata quantità di beni, la grande industria potrà ripartire i costi fissi tra molti più prodotti e questi avranno un'incidenza inferiore sul costo del singolo bene. Per questo stesso motivo potrà praticare un prezzo più basso. Inoltre, si presuppone che sia più conveniente utilizzare i macchinari a pieno regime. Attualmente esiste un altro tipo di vantaggio economico derivante da alcuni meccanismi di mercato e congenito ad una certa tipologia di beni, soprattutto collegati alle nuove tecnologie e alle reti sociali. E' il concetto di economie di rete. Quando un certo prodotto di natura tecnologica è già presente su un certo tipo di mercato questo gode di un vantaggio competitivo elevato e più esso è presente, maggiore è il vantaggio.  Si capisce meglio con un esempio: se devo scegliere se comprare una o un'altra console per i video giochi è probabile che sceglierò quella che hanno anche i miei amici, perchè penso, in futuro, di poter scambiare con loro i videogiochi. Ecco che la console già più presente sul mercato gode di un ulteriore vantaggio competitivo. Se devo scegliere se utilizzare un certo sistema operativo per il mio pc o un altro è probabile che sceglierò il sistema operativo utilizzato dal maggior numero di persone, perché è probabile che ci saranno anche più programmi, che più persone ne conoscano i segreti e meccanismi. Ecco che il prodotto che ha già una grande quota di mercato tende ad aumentarla. Si comprende bene come il ragionamento valga per moltissimi beni tecnologici. Alcuni beni non hanno avuto successo perché non sono riusciti a penetrare immediatamente il mercato. Quando la telecom ha messo in vendita i primi videotelefoni ne offriva due al prezzo di uno proprio per questo. Però, probabilmente, le sarebbe convenuto regalare un buon numero di videotelefoni ad una certa quantità di utenti, in questo modo avrebbe avuto la possibilità di venderne molti di più. Il concetto di economie di rete si può estendere anche alle chat e ai social network. Gli utenti di internet cercheranno di frequentare i luoghi virtuali già molto frequentati, così si crea un effetto a catena che produce successi e vantaggi sempre più rapidi per quei social network che avevano avuto un immediato successo.

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