Arriva Foglio!
Ero appena uscito di casa per andare al lavoro quando cominciai a sentire un leggero fruscìo che mi seguiva. Mi girai ma non vidi nessuno; scrutai il marciapiede per scoprire tracce di un cane o di un gatto ma niente. Così ripresi a camminare e, dopo poco, continuai a sentire il fruscìo.
Preso da altri pensieri non ci feci più caso e così, salito sul tram, mi diressi al lavoro.
Sceso dal tram il fruscìo ricominciò: capii che il responsabile era un foglio di carta A4 bianco che evidentemente mi aveva preso in simpatia. Lo raccolsi e lo riposi nella cartellina dei miei report statistici.
Quando, entrato in ufficio, estrassi i report, notai che erano orribilmente accartocciati: evidentemente il foglio, di natura nobile e artistica, non gradiva la presenza di consimili votati alla raccolta di dati finanziari. Capii che era un foglio che aveva necessità di accogliere disegni, poesie, racconti, calligrafia e così decisi di chiamarlo Foglio.
Io e Foglio eravamo felici: la sera disegnavo su di lui quello che mi passava per la testa o improvvisavo sonetti futuristi: esso brillava di piacere e la mattina dopo era nuovamente immacolato, pronto ad accogliere le mie intuizioni. Era come un ipertesto fatto cellulosa.
Tuttavia non ci volle molto perché capissi che non poteva durare per sempre: le mie matite, ancorché HB, lo graffiavano e gli accorciavano la vita come i miei pennarelli anche se atossici e biodegradabili. Dovevo trovare un modo per vivere con foglio e renderlo un'opera eterna.
Mi rivolsi così alla mia vicina di casa, un'anziana donna giapponese che aveva deciso di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in Italia: trovava che Milano era assai più calma e tranquilla di Tokio.
Non andate mai a Tokio.
A meno che non siate orribilmente patìti di tèmpura come me!
Nijiko, era il suo nome, prese tra le sue mani Foglio in maniera quasi religiosa e quindi, con fare sapiente cominciò a piegarlo secondo l'antica arte dell'origami.
Le sue pieghe non erano brutali piegature occidentali ma piuttosto un rito pagano volto alla dimostrazione che la nostra percezione delle tre dimensioni è alquanto sfumata e che, come lei spesso diceva, le dimensioni non sono 3 ma 3,09.
Con la sua sapienza Nijiko modellò un origami di un gattino per me.
Ovviamente chiamai quel gattino di carta Foglio: frusciava come un libro quando era felice, in luogo delle fusa e miagolava nostalgicamente come il richiamo primaverile della cellulosa.
Sezione:A4 sheet :: Parole Chiave:
Pubblicato da
amboy
il 29/11/2007 23:10
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